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Psoriasi e peso: perché il grasso conta più della crema

Tantissime persone che convivono con la psoriasi mi fanno la stessa domanda: qual è la dieta giusta? Antinfiammatoria, digiuno intermittente, chetogenica?

È una domanda legittima. Ma ce n'è un'altra, prima, che conta molto di più: il mio peso influenza la psoriasi?

La risposta è sì. E capire in che modo cambia il senso di tutto il percorso terapeutico.

Placca psoriasica al gomito: pelle ispessita, arrossata e ricoperta di squame biancastre.

I numeri da cui partire

Circa il 25% delle persone con psoriasi è in sovrappeso, e la quota sale al 38% fra le donne. Nei paesi occidentali le percentuali crescono ancora.

Non è un dettaglio statistico: è il motivo per cui le principali associazioni internazionali dedicate alla psoriasi fanno rientrare la gestione del peso corporeo dentro il trattamento della malattia, non accanto ad esso.

C'è poi un dato che merita attenzione più di tutti gli altri: già una perdita di 5 chili è sufficiente a migliorare il PASI.

Il PASI è l'indice con cui misuriamo la gravità della psoriasi: significa che anche perdite di peso contenute hanno un effetto sulla pelle che non va sottovalutato.

Scala del peso perso: già a meno cinque chili l'indice PASI, che misura la gravità della psoriasi, migliora.

Il grasso non è un problema estetico. È un organo.

La visione del tessuto adiposo come semplice deposito è stata abbandonata. Oggi sappiamo che è un organo endocrino a tutti gli effetti, molto attivo nella produzione di infiammazione.

Nel tessuto adiposo in eccesso vengono prodotte numerose citochine proinfiammatorie: le stesse molecole che sostengono la psoriasi. E non finisce lì:

  • promuove l'insulino-resistenza, con tutte le conseguenze metaboliche che questo comporta;

  • aumenta lo stress ossidativo, e sappiamo quanto la sua gestione sia importante in alcune forme, come la psoriasi pustolosa;

  • riduce l'efficacia delle terapie, in particolare dei farmaci biologici;

  • peggiora la permeabilità intestinale.

Schema: il grasso in eccesso produce molecole infiammatorie, che alimentano l'infiammazione di fondo, che si vede sulla pelle come psoriasi piu' attiva.

L'ultimo punto merita una riga in più. Chi soffre di psoriasi ha già, per predisposizione genetica, una permeabilità intestinale aumentata.

Quando l'intestino perde la sua capacità di essere selettivo, molecole che dovrebbero restare fuori entrano nel torrente circolatorio e possono innescare la reazione autoimmune.

Ecco perché, fra tutte le strategie per migliorare la permeabilità intestinale, anche la perdita di peso diventa importante. Del legame fra intestino e pelle ho scritto più a lungo qui.

Il percorso, letto al contrario, è semplice: ridurre il peso riduce l'infiammazione, quindi la produzione di citochine proinfiammatorie, e di conseguenza migliora la risposta immunitaria.

Migliora la risposta ai farmaci e riduce gli effetti collaterali.

E agisce sulla salute globale: chi ha la psoriasi ha un rischio cardiovascolare più alto e spesso alterazioni metaboliche già presenti, come racconto parlando del legame con la sindrome metabolica. Tutto questo si riflette, indirettamente, anche sull'andamento della pelle.

Qual è la dieta migliore?

Ed eccoci alla domanda di partenza. Vediamo cosa dicono le evidenze.

Le tre strategie alimentari a confronto: restrizione calorica come prima scelta, digiuno intermittente non ancora dimostrato, dieta chetogenica da valutare sotto controllo medico.

La restrizione calorica semplice. Ad oggi è questa la raccomandazione: non regimi specifici, ma una riduzione dell'apporto calorico. È efficace, ed è la prima scelta.

Il digiuno intermittente. È un approccio interessante e molto discusso, ma la letteratura ci dice che la perdita di peso è comparabile a quella ottenibile con una restrizione calorica, senza differenze reali sulla qualità della vita.

Sulla psoriasi abbiamo per ora solo studi sui topi: incoraggianti, perché aiutano a capire come questo tipo di regime possa ridurre l'infiammazione cutanea e sistemica, ma non ancora sufficienti.

Per questo il digiuno intermittente non compare fra le indicazioni delle linee guida per la perdita di peso nella psoriasi.

La dieta chetogenica. Agisce in modo molto efficace sulla perdita di peso, per la riduzione drastica dei carboidrati, e i corpi chetonici sopprimono l'appetito: per alcune persone risulta più sostenibile di una dieta ipocalorica generica.

È nota per migliorare l'insulino-resistenza e ha un effetto antinfiammatorio diretto.

I dati sulla psoriasi sono ancora limitati, ma è una strategia da valutare.

Con un'avvertenza che non è di forma: è un percorso delicato, con un rischio concreto di carenze nutrizionali ed errori. Va fatto sotto controllo medico e con il supporto di un nutrizionista o di un dietista. Non si improvvisa.

Se dobbiamo scegliere, quindi, si valuta caso per caso, ma come prima proposta la restrizione calorica resta la prima scelta.

Ne ho parlato anche in video, se preferisci ascoltare:

E i nuovi farmaci per il peso?

C'è molto interesse attorno agli agonisti del GLP-1, nati per la terapia del diabete e oggi approvati per l'obesità. Vista la loro capacità di ridurre appetito e peso corporeo, la domanda su un possibile ruolo nella psoriasi è inevitabile.

Sono farmaci che riducono le citochine proinfiammatorie e migliorano la sensibilità insulinica, e i dati disponibili confermano che pazienti obesi con psoriasi trattati con queste terapie hanno mostrato un miglioramento del quadro cutaneo.

Ad oggi non rientrano fra le terapie della psoriasi. Ma una valutazione multidisciplinare, con dermatologo, endocrinologo e internista che si parlano, può servire a capire se abbia senso considerarli.

Il microbiota, l'alleato di cui si parla poco

C'è un ultimo aspetto che trovo particolarmente affascinante: il ruolo del microbiota intestinale nella perdita di peso.

Fra salute del microbiota e metabolismo c'è una relazione bidirezionale. Il microbioma regola l'estrazione calorica dal cibo e la sintesi degli acidi grassi a catena corta.

Microbiota intestinale e metabolismo si influenzano a vicenda: i batteri regolano le calorie estratte dal cibo e l'appetito, il peso cambia quali batteri prevalgono.

Abbiamo identificato ceppi coinvolti nella riduzione dell'infiammazione, e sappiamo che alcuni batteri sono capaci di regolare l'appetito, modulando l'asse intestino-cervello: in modo molto più limitato rispetto ai farmaci, ma nella stessa direzione.

Alcuni studi lasciano intravedere una prospettiva ancora più interessante: la composizione del microbioma di partenza di una persona potrebbe permettere di prevedere la risposta a una dieta. Capire, cioè, se quel microbioma favorirà o meno la perdita di peso.

Il percorso per modulare il microbiota passa da molte cose: la scelta di probiotici specifici, con ceppi come Lactobacillus rhamnosus e Bifidobacterium lactis proposti come utili a sostenere una restrizione calorica, insieme a prebiotici e simbiotici.

Il tutto associato alla dieta e all'esercizio fisico: l'attività aerobica aumenta la diversità microbica, e sostiene a sua volta la perdita di peso. Sul rapporto fra microbioma e psoriasi ho scritto anche in questo articolo.

Il messaggio che voglio lasciarti

La psoriasi non è solo un problema di pelle: è una malattia sistemica.

La salute dei diversi organi, intestino, fegato, cuore, metabolismo, deve stare al primo posto in una gestione a 360 gradi della psoriasi. E lavorare sul tessuto adiposo è un aspetto importante, che può dare ottimi risultati.

Non è una colpa e non è una questione di volontà: infiammazione e peso si alimentano a vicenda, e chi si trova dentro questo circolo non ci è entrato per pigrizia. Ma è una leva su cui si può agire, accompagnati.

Se convivi con la psoriasi, parlane in visita: il percorso giusto è quello costruito su di te, e la pelle è la bussola, non il problema.

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